18-03-2017

21:00

Chiesa Parrocchiale via Cavour 1
Demonte (CN)

Organizzazione: Amici di Demonte


 

  J.HAYDN
       LE SETTE ULTIME PAROLE DEL NOSTRO REDENTORE SULLA CROCE
                                   Oratorio per soli, coro e orchestra
                             Irene FAVRO                               soprano
                                  Sabrina PECCHENINO             contralto
                                  Michele RAVERA                       tenore
                                  Oliviero GIORGIUTTI               basso

                            CASALECORO di Casale Monferrato
                                         direttore Giulio CASTAGNOLI

      ORCHESTRA SINFONICA AMATORIALE ITALIANA
                                direttore   Paolo FIAMINGO

Nel 1785 la fama di Franz Joseph Haydn, maestro di cappella alla corte della potente famiglia ungherese degliEsterházy, si stava rapidamente estendendo in ogni dove, specie dopo il consenso riscosso dalla rappresentazione del suo primo oratorio (Il ritorno di Tobia). Ecco perché non stupisce che dalla lontana Andalusia un canonico di Cadice- il marchese José Saluz de Santa-Maria - gli commissionò una composizione, un lavoro orchestrale da eseguirsi nel contesto della Settimana Santa.Le disposizioni richieste dai canonici della Cattedrale di Cadice erano precisissime, ma sicuramente audaci e innovative. Lo stesso Haydn dovette rimanere molto impressionato, al punto che accettò senza esitazioni, consegnandosi agli strettissimi vincoli di quest’oratorio sui generis. Nacque così la “Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto” (Hob:XX:1) nella versione originale per orchestra,che venne eseguita probabilmente il venerdì santo del 1786 nella chiesa sotterranea di Santa Cueva: sono tra le pagine sonore più intense sulla Passione di Cristo che siano mai state scritte.  Haydn ha sempre considerato questa composizione come uno dei suoi lavori migliori tanto da indurlo per sopperire alle esigenze di amatori che non erano in grado di disporre dell’orchestra necessaria, a preparare nel 1787, una trascrizione per quartetto d’archi Hob:XX:2 ed una riduzione per pianoforte Hob:XX:3 ed infine nel 1796 una versione per coro e orchestra Hob:XX:4 su testo di un canonico di Passau.
La migliore presentazione di questo brano si deve allo stesso Haydn che nell’inviare la partitura alla Breitkopf & Härtel per la pubblicazione, allega la seguente prefazione:
«Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice di comporre della musica per Le ultime sette Parole del Nostro Salvatore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all'altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine ogni discorso. La musica da me composta dovette adattarsi a queste circostanze e non fu facile scrivere sette Adagi di dieci minuti l'uno senza annoiare gli ascoltatori: a dire il vero mi fu quasi impossibile rispettare i limiti stabiliti».
La composizione la cui prima esecuzione ebbe luogo presumibilmente il Venerdì Santo del 1786, si articola in sette sonate in tempo lento che meditano sulle ultime frasi pronunciate da Cristo sulla croce, precedute da una maestosa introduzione e concluse con un Presto che descrive il terremoto che sconvolse il Calvario come racconta il Vangelo di Matteo. Quando l’editore Artaria pubblica il lavoro Haydn fa inserire all’inizio di ogni sonata il testo delle sette parole sotto la parte del primo violino, per far concentrare gli esecutori sul contenuto di quanto suonano